Guido di Pietro, in arte Beato Angelico 1395 – 1455
Nato nel Mugello, presumibilmente il 1395, Guido di Pietro, in arte Beato Angelico, visse per 60anni, morì a Roma nel 1455. Con suo fratello Benedetto divenne frate a Fiesole, assumendo il nome di Fra Giovanni; fu uno dei più autorevoli pittori del primo Rinascimento italiano. A cavallo tra il Tardo Gotico e il Rinascimento, Fra Giovanni da Fiesole produsse opere singolari in cui il ruolo affascinante era dato dal colore nel gioco della luce, e la gradazione prospettica. Nell’uso dei colori la luce faceva emergere il mistico, che nella spiritualità medievale irradiava pace. Beato fu dichiarato nel 1982 da Giovanni Paolo II, che lo proclamò “Patrono Universale degli Artisti”; Angelico per l’autenticità delle sue opere, espressa nella solidarietà verso l’altro. Dipinse tanto per la chiesa, molte sue opere sono definite “prediche in pittura”. Gli furono commissionate opere per S. Pietro, e per le Sedi vaticane. Sempre bonario, cominciava a dipingere dopo il segno della croce, in ginocchio. La Galleria degli Uffizi conserva la prima attività artistica a lui attribuita
TEBAIDE

che rappresenta il misticismo dei monaci nel deserto roccioso di Tebe; in dettaglio le attività dei frati nel loro microcosmo, immerso in atmosfera di fiaba. È di questi giorni il ritrovamento, dopo 50anni, di una Tebaide attribuita a Beato Angelico, scomparsa nel 1970; sarà battuta all’asta da Pandolfini il prossimo 20 maggio a Firenze. Ce ne sono almeno tre Tebaide: una è conservata al Szépművészeti Múzeum di Budapest, questa esposta alla mostra in dote al Museo San Marco, e quella ritrovata, seppur in non buone condizioni. È curiosa la grande rispondenza tra le diverse versioni della composizione, ascritta al fatto che agli inizi del Rinascimento era pratica comune produrre più versioni del tutto simili dell’opera.
una seconda Tebaide

Nel pieno del suo dinamismo Beato Angelico compone lavori per il convento di Fiesole, dove era anche ospite. Tra le opere, più interessanti, la novità di porre sullo stesso piano le figure senza oggetti che le separino come era in uso in quel tempo; vedi la
Pala di Fiesole (1424-1425) .

Dimostra inoltre di seguire le novità artistiche dei contemporanei (Gentile da Fabriano e Masaccio), nell’impreziosire i dettagli e per una nuova rappresentazione prospettica. Sale ben presto la sua fama, altri ordini religiosi gli forniscono commissioni divenute famose, le più importanti sono conservate al Museo del Prado di Madrid. Maestoso, realizzato negli anni trenta del ‘400 è il
Giudizio universale,

oggi conservato al Museo nazionale di San Marco in Firenze, posto a ornare il seggio del coro. Grande, misura due metri per uno. Beato Angelico realizzava in contemporanea altre opere, e gli esperti hanno qui individuato la mano di altri pittori meno raffinati del maestro, Beato Angelico era infatti impegnato simultaneamente in diverse commissioni. Una chiara visione di ciò traspare nella
Annunciazione di Cortona.

Sono tantissimi i pittori che hanno lavorato sull’Annunciazione, ma la più bella in assoluto è quella del Beato Angelico. Sempre conservata al Museo nazionale di San Marco, si può ammirare la
Deposizione

una raffinata tavola in cui emoziona la penosa scena della deposizione del corpo di Cristo, in un contesto dai colori luminosi. Il suo capolavoro è Forse l’Incoronazione della Vergine, purtroppo smembrato; è esibita agli Uffizi, e le tavole raffiguranti lo Sposalizio e le Esequie della Vergine conservate al Museo di San Marco. Nella ricchezza dello scenario in un bel fondo oro, Beato Angelico si rifà all’unicità del Tardogotico.
Nel 1438, dal San Domenico di Fiesole, i frati vengono trasferiti al convento di San Marco a Firenze, l’Angelico riceve l’incarico da Cosimo il Vecchio, di decorare le pareti di tutto il Monastero: la chiesa il chiostro, il refettorio, il capitolo, e tutte le celle. Qui è famosa
Annunciazione

larga più di tre metri e alta oltre due. Collocata sotto un porticato che si affaccia sul giardino, la verginità di Maria: un luogo semplice, con scarne decorazioni, per ottenere l’attenzione concentrata sul solo avvenimento. Le scene rigorose e ben raffigurate dei suoi lavori che tagliano ogni distrazione decorativa, sono efficaci e dirette. L’insieme crea un’estensione di affreschi e tavole, non è mai stata così estesa la decorazione di un convento. Il San Marco divenne di una magnificenza e immensità di opere, mai raggiunta da un convento.
Per i suoi lavori l’Angelico fu definito “narratore”, nonché “maestro morale”. Visto l’apprezzamento che ne ricevette, nel 1445 papa Eugenio IV diede al monaco l’opportunità di soggiornare a Roma e a Orvieto per lavorare al

e in Toscana. A conferma della stima, il Papa gli propose l’accettazione di arcivescovo di Firenze, che umilmente l’artista declinò.
Nel 1450 l’Angelico fa il suo rientro in Toscana, dove vien nominato priore del San Domenico di Fiesole. Due anni dopo ritorna a Roma per decorare la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, l’originale casa dell’ordine domenicano, dove nel 1455 troverà sepoltura, nella fama dei contemporanei. Paolo Pilla
Complimenti vivissimi a Paolo per ĺa meravigliosa esposizione delle opere e delka vita di Beato Angelico. Un caro saluto. Mario