Interessanti documenti in mostra a Santa Caterina
Attentamente seguita, la presentazione della rassegna sui documenti che riguardano la famiglia Collalto. Entusiasti gli oratori, due personaggi molto attaccati e attenti alla storia di Treviso, con particolare riguardo alla famiglia Collalto: l’assessore alla Cultura Maria Teresa De Gregorio, e il presidente dell’Ateneo Ferdy Hermes Barbon.

La loro prolusione è stata particolarmente apprezzata dal pubblico, che ha a lungo applaudito.
La mostra organizzata dall’Ateneo è in atto alla chiesa di santa Caterina, gli antichi documenti finora sconosciuti riguardanti i signori di Treviso, provengono dalla Repubblica Ceca.

Da parte della Cultura trevisana è stato sempre vivo l’interesse per quella dinastia; da parte mia c’è sempre stata curiosità, ne ho sentito una sorta di riverenza. La loro saggezza, la cura verso la popolazione, è testimoniata anche dai numerosi edifici riconoscibili da una fascia rossa, tuttora esistenti e sparsi nel territorio, che i Collalto predisponevano e assegnavano ai lavoratori dei campi.
Le prime notizie disponibili dei Collalto risalgono alla seconda metà del 900, un periodo di cambiamento geopolitico, quando Venezia diveniva sempre più una potenza economica autonoma sui mari. Con diploma ufficiale, Berengario re d’Italia donò a Rambaldo la curia di Lovadina con relative pertinenze e il vicino bosco del Montello, al tempo siti strategici di facile guado del Piave. È del 971 il documento con cui il sovrano nomina conte Rambaldo, divenuto suo genero per aver preso in sposa la figlia Gisla. Nel 994 ebbe la riconferma da Ottone III di Sassonia dei diritti di conte sulla città di Treviso, con cui poté assegnare alcuni mansi in varie località del Trevigiano tra cui Mestre, il cui documento è di rilevanza perché è il primo attestante l’esistenza di Mestre.
Dopo questo rapido sguardo all’avvio della dinastia saltiamo al ‘300, secolo in cui, con l’investitura imperiale dell’imperatore Arrigo VII, viene riconfermata ai Collalto la podestà feudale sul territorio che comprende i paesi di Barbisano, Colfosco, Refrontolo, Santa Lucia, e Susegana. Rambaldo VIII istituì poi gli Statuti Collalto, le prime leggi di Treviso rimaste in vigore fino al 1797.
Passiamo ora al 19esimo secolo. Nel 1822, con il territorio nella sovranità degli Asburgo, ai primogeniti dei Collalto venne conferito il titolo di principi dell’Impero. Il primo, Odoardo III (1747- 1833), tra le altre cose ebbe anche il comando dell’Arsenale di Venezia.
Allo scoppio della grande guerra il castello di san Salvatore fu gravemente danneggiato, i Collalto si trasferirono in Austria con il contorno di calunnie, fatte girare dai nemici invidiosi. Il fatto non piacque al governo italiano, che a fine guerra sequestrò i loro beni, seppur che durava da secoli la doppia natura veneta e asburgica della famiglia; Il principe riuscì tuttavia a salvare i documenti portandoli nel castello di Brtnice in Moravia,

maniero che Rambaldo XIII di Collalto aveva ottenuto tra altri importanti feudi. Lo Stato italiano aveva accusato il conte Manfredo di essere un “suddito nemico” legato con l’Impero austro-ungarico, talché San Salvatore e le adiacenti proprietà furono poste sotto sequestro. La correttezza di comportamento dei Collalto venne presto alla luce, le accuse erano false, mirate. I Collalto dovettero penare non poco per tornare in possesso dei loro possedimenti. Le loro proprietà in Moravia invece, furono definitivamente confiscate dal governo cecoslovacco. la Repubblica Ceca non intende disfarsi di quei documenti, che di lustro sono anche per la loro nazione. Ce li ha concessi a prestito! Ecco allora il “la” di questa mostra: mette gli studiosi nella possibilità di consultare parte di storia di cui finora non si conosceva l’esistenza.
La dinastia è viva, ultimo principe è Charles Manfredo De Croÿ Collalto, venuto alla luce nel 2025 al Castello di San Salvatore. È il primo erede maschio del casato dopo quasi cento anni, rampollo di Emmanuel, figlio della principessa Isabella Collato de Croÿ, donna di talento colta e intelligente, che esprime alla grande il significato di nobiltà. È anche persona legata ai luoghi degli avi e al bene della famiglia, è da tempo ormai che si dedica in prima persona alla corretta conduzione della cantina e dei vigneti. Ho una discreta conoscenza della vite e del vino per aver operato nel settore, questo mi permette di considerare che i vini da lei prodotti siano un’eccellenza. Paolo Pilla