
Tanto inchiostro è stato, e a ragione, profuso per scrivere le virtù di Anna Maria Feder e Francesco Piazza ;

io mi soffermerò a descrivere quello che ho provato trascorrendo qualche tempo nella loro casa, divenuta ora sede della Fondazione FederPiazza. È stata voluta questa Fondazione per dare degno ricordo ad Anna, a volerla è stato il marito Francesco, e i tanti amici che n’ebbero a godere della sua frequenza. Non esprime ingenti interessi industriali, racconta l’amicizia e il buon gusto. Mi sia permessa questa introduzione, serve a capire perché, frequentando quello che fu il loro nido, si è catturati dalla fragranza di questo profumo che si fa sentire fisicamente. Già attardandosi un po’ in giardino, si è invasi dal desiderio che il mondo sia amico, sia felice. Quegli alti alberi lasciano spazio in modo carezzevole a chi vi entra, ma valgono anche a onorare quella seducente dimora. Sotto gli alberi c’è una lapide, virtualmente contiene le ceneri, lo spirito, di Anna e Francesco. Da quel maestoso verde non vien trasmessa tristezza alcuna, se ne esce pervasi di serenità.

Mia moglie Vanda conosceva già quella casa, aveva avuto l’opportunità e il piacere di frequentarla in gioventù, AnnaMaria Feder era stata la sua guida scout. Ora si reca volentieri a far visita a quel sacello posto tra gli alberi, e ne ritorna col sorriso. Io ci sono stato la prima volta per la presentazione del mio libro, che ha avuto successo. Il favore incontrato credo vada ascritto anche a quel luogo in cui è stato presentato, oltre al fascino della persona che lo ha proposto – Carla Povellato, anch’essa avvenente regina del bello.
Epperò, in quella sovrana dimora c’è la presenza di Francesco Piazza, il ben noto personaggio

attivo e apprezzato in varie discipline: pittore, incisore, poeta, nonché capo-scout.
Il 28 luglio sono 19 anni che è mancato, il 26 c’è stata la commemorazione presso la Fondazione, a cui ho sentito il dovere di partecipare. Nel tragitto per andarci è sceso un forte maltempo, da finimondo, ma guarda un po’, all’arrivo in strada dei Biscari era asciutto. Una medaglia a chi partecipava?
A onorare la memoria dei due grandi, c’è la disponibiltà di uno stuolo di persone, che volontariamente si prestano a collaborare per tener viva la memoria. C’è bisogno di molti vvolonterosi, infatti, per la manutenzione della casa, del giardino, degli oggetti, delle opere.
Precisa e ben comprensibile, la prolusioni di Anna Francesca Saracco e di Lino Bianchin,

a informare le mire della fondazione: l’eredità culturale di Francesco Piazza deve servire a far avvicinare i giovani al bello, in particolare sull’incisione, a produrre le varie tipologie di grafica. Interessante il rispolvero del metodo di alcune di esse, in particolare la calcografia, più comunemente detta incisione. La calcografia, prende il nome dalla graffiatura delle lastre di rame usate dagli incisori (dal greco “chalkos”- rame e “graphein”- incidere). È questo il metodo in uso nelle varie tecniche di incisione su metallo tra cui acquaforte, acquatinta, ecc.
Praticata l’incisione a bulino sulla matrice di metallo, l’operatore permette all’inchiostro di depositarsi sui solchi, la pressione del torchio lo trasferisce sulla carta o su altre fisicità. Non è solo il rame il metallo usato, seppure il più adatto in questa tecnica artistica, si può trasferire anche in altri leghe metalliche, bronzo, zinco ecc. Celebri sono le incisioni su acciaio, delle opere pittoriche del trevigiano Paris Bordon, eseguite nell’Ottocento dal pittore austriaco Conrad Geyer.

Questo, e molte altre cose interessanti sono state oggetto dell’intrattenimento, compresa la visita alla stamperia, hanno catturato l’attenzione dei presenti che come me hanno goduto dell’atmosfera di quella casa, pregna di magica poesia. Paolo Pilla