100 anni dal nobel di Grazia Deledda

articolo di Carla Povellato

Mercoledì 17 giugno presso i giardini Sant’Andrea di Treviso,

all’interno della rassegna “Silegarden” giunta alla seconda edizione, la voce di Grazia Deledda, che scriveva di pietre e di vento, che parlava di terra e di confini, ha toccato il cuore del pubblico presente all’evento.

“NOI SIAMO SARDI”

Noi siamo Spagnoli, Africani, Fenici, Cartaginesi,
Romani, Arabi, Pisani, Bizantini, Piemontesi.
Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono
sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e
profondo,
lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi,
della rosa canina
del vento, dell’immensità del mare.
Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.
“Noi siamo sardi.” Grazia Deledda

Grazia Deledda

Lo splendido parco urbano affacciato sul fiume in centro a Treviso si è animato di cultori e curiosi all’incontro letterario/poetico  curato da Carla Povellato ed Eleonora Zannini

Carla Povellato ed Eleonora Zannini

con la partecipazione dei poeti del Circolo Amissi de la Poesia El Sil di Treviso.

In un’epoca condizionata dall’intelligenza artificiale, tra opinioni  e dibattiti complessi, la letteratura e la poesia offrono l’opportunità di accedere ancora a scritture autentiche, suggestive, e a sentimenti profondi.
Ricordiamo il 10 dicembre del 1926 quando Grazia Deledda avvolta in uno scialle di pizzo si presentava a Stoccolma a ritirare, prima e unica donna italiana, il premio Nobel per la letteratura.

Era nata  a Nuoro nel 1871, anni in cui nella sua splendida isola tutti parlavano la lingua sarda, tipicizzata a seconda del luogo geografico.
Grazia che era stata costretta a interrompere gli studi in quarta elementare, affamata di conoscenza e di cultura, aveva continuato a leggere e studiare di nascosto per conto proprio, in modo intenso e ostinato, da autodidatta, superando ciò che veniva riservato un tempo alle donne, solo il matrimonio e crescere i figli. Lei era a suo modo una donna emancipata che è riuscita comunque a dedicarsi alla famiglia, senza rinunciare alle proprie attitudini letterarie sviluppando il suo  viaggio interiore  in una dimensione emotiva profonda.


La sua scrittura era l’italiano, pensava e parlava in sardo, e con le sue opere, diede voce a tutto il mondo,  alla terra di cui nessuno prima aveva parlato. Con oltre 30 romanzi, centinaia di racconti e poesie composte sin da giovanissima, ci ha fatto conoscere in modo garbato la Sardegna, non quella del mare e delle spiagge oggi turistiche, bensì l’entroterra spazzato dal maestrale, la storia, i silenzi, il senso di precarietà esistenziale.

Ha saputo interpretare in chiave antropologica il passaggio dall’ottocento al novecento scegliendo la sua regione, descritta in una sorta di decadentismo di antichi valori.


Ha amato la sua terra, anche se dopo il matrimonio si è trasferita a Roma, l’ha narrata con semplicità ispirandosi alla realtà locale, osservando la vita dei pastori, dei contadini. Ha raccontato la vita quotidiana di queste persone in modo semplice, ma elevando il tutto a un livello universale, inducendoci alla riflessione attraverso la parola poetica.


“Canne al vento” è uno dei suoi libri che meglio la rappresenta. Il titolo è una metafora ripresa dalla filosofia di Blaise Pascal che considera gli esseri umani fragili, ma nel contempo, in grado di riprendersi dalle sciagure.

Nel romanzo parla della natura, utilizzando anche un particolareggiato linguaggio “botanico”  e curioso, che ben si inserisce nelle tradizioni e credenze popolari di allora in un tessuto sociale complesso e  caratterizzato da notevoli differenze sociali. Dopo le letture, i poeti del Circolo, tra loro anche due giovani autori di 6 e 14 anni, si sono alternati in un reading a lei dedicato e le copie delle poesie sono state appese ai rami degli alberi del giardino:

“dopo 100 anni, Grazia Deledda è tornata a parlare”      Carla Povellato 

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