nella cornice agronomica, e nella bellezza

articolo scritto da Carla Povellato

È da tempo immemorabile che, passato il ferragosto, nelle campagne della Marca si usava far festa al nuovo raccolto. Erano festeggiamenti celebrativi della buona annata, di ringraziamento al cielo e in qualche modo d’auspicio per le stagioni a venire.

Siamo a Venegazzù di Volpago del Montello, quella festa è qui tuttora sentita, la locale parrocchia di sant’Andrea Apostolo ha organizzato dal 19 al 25 agosto l’undicesima edizione della “Venegazzù in festa”. Patrocinata dal Comune e dalla locale Pro loco, è stata piacevole, con interessanti risvolti culturali, e frequentata anche dai paesi vicini.

Giostre per bambini, degustazioni di vini e cibi di tradizione, erano il programma consueto, ma oggi c’era di più. Ho potuto partecipare, e con mio vivo piacere c’è stato un interessante momento culturale, dedicato alla visita della chiesa di Sant’Andrea edificata nel 1765, su volontà e mezzi del nobiluomo Marcantonio Spineda. Edificio in stile neoclassico a pianta rettangolare

con unica navata, costruito nel ‘700 su progetto di Giordano Riccati, architetto castellano. È bello l’imponente pronao, quattro colonne con capitello sorreggono il timpano dentellato, che sembra interessato a guardare la coeva villa Spineda. Al suo interno la chiesa custodisce numerose opere d’arte di Palma il Giovane, Paolo Veronese, Ascanio Spineda, e di altri altrettanto famosi. D’interesse anche il fonte battesimale del ‘700, una tazza in pietra sostenuta da un pilastro pagano del VI secolo d.C. Questo e altre preziosità provengono da un’antica costruzione situata alla base del Montello. Una particolarità, sono i pregevoli teleri (supporti pittorici contenenti ampie tele dipinte a olio), usati al posto degli affreschi, perché ritenuti più protetti dai danni dell’umidità.  

Bellissimo tutto, ma il mio interesse era anche di visitare la vicina  Casa Dal Zotto,

una dimora di campagna del 1489. Accompagnata dalla gentile proprietaria Claudia assistita da Antonia, altra garbata signora, ho potuto godere la bellezza di quell’edificio unico nel suo genere. Posso dire che al suo interno ci si può sentire immersi nel tempo passato. Fabbricati e strada sorsero al tempo della Repubblica Serenissima, esser lì significa sognare; sembra di sentire i profumi, ascoltare quei magnifici silenzi, che a quel tempo erano a regnare.

L’edificio riproduce il modello veneziano di casa padronale con adiacenze ad uso magazzino, un’architettura semplice ma bella destinata al governo della campagna, la realtà rurale di Venegazzù: è caratterizzato da un piano terra guarnito di porticato, un tempo utilizzato come deposito.E qui troviamo la grande forza espressiva dei suoi affreschi. Al piano superiore sono i luoghi per trattare con i mercanti, l’abitazione del possidente, e dei suoi aiutanti.

Giovanni Comisso e Giuseppe Mazzotti descrissero la singolarità e la bellezza di quell’ambiente circondato da vigne di uva bianca e nera dolcissime, dai riflessi argentei degli ulivi. Vittorio Sgarbi ne ha ammirato gli affreschi ancora visibili, e dal tratto delicato. È “luogo del cuore” del FAI.

Racconta la sig.ra Claudia: “quando ho ereditato dal nonno, ho provveduto a recuperare l’autenticità storica di questa casa. È stato un restauro curato con tanto amore, passione e dedizione”. L’incarico fu dato all’architetto Alessandro Facchin, che ne curò parte della ristrutturazione. La cosa ha permesso di ridare valore a quei tesori nascosti sotto la patina del tempo, e di renderli fruibili ai visitatori.

Per me, aprire una porta in vecchio legno con grandi chiavi in ferro, tra mobili d’epoca, muri faccia a vista, antiche travature,

caratteristiche scale in legno, significa immergermi in un mondo che ai più è sconosciuto. Spalancare le finestre rivolte ai raggi del primo mattino al ritmo lento del paesaggio circostante, mi fa scoprire orizzonti sfumati, incredibilmente affascinanti.

Ora quelle stanze mirabilmente restaurate, sono adibite a Bed and Breakfast, che può godere dei preziosi affreschi con soggetti legati

alla natura e a figure sacre ben rappresentanti le principali attività della comunità religiosa che per molto tempo venne ospitata. Stufa in terracotta, nicchie che custodiscono

oggetti di rara bellezza, un antico lavabo, mobili di legno profumato, l’amore per la tradizione.

Ora gli spazi comuni vengono utilizzati anche per ospitare eventi, mostre di pittura, presentazioni di libri. E un modo questo di poter tenere in vita queste testimonianze del passato, che andrebbero altrimenti in rovina.

La visita finisce, scendo i tre piani di scale, esco dal pacato giardino in compagnia di tre splendidi gatti, ritorno alla frenesia di tutti i giorni, portando nel cuore lo spaccato di un’epoca dimenticata.
Carla Povellato

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